Vagina, una donna su due non sa dove si trova

03 Set 2014
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Vagina, una donna su due non sa dove si trova

Secondo un'antica tradizione ebraica importata in Occidente dopo l'avvento di Cristo, il Maligno disporrebbe un'infinità di appellativi (Satana, Lucifero, Abraxas, Mefistofele e così via), dei quali si servirebbe per trarre in inganno il prossimo e per confondere le idee a tutti coloro che temono di evocare oscure potenze semplicemente pronunciando il suo nome.

Pur non godendo di affinità alcuna con il diabolico tentatore della Bibbia (tutt'altro!), anche l'organo sessuale femminile dispone di un'infinità di appellativi diversi che variano in base all'età del soggetto che li pronuncia, alla loro etimologia locale e al messaggio che si vuole trasmettere invocando la parte anatomica in questione.

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Senza voler qui proporre un elenco dettagliato (atto a suscitare l'ilarità dei più giovani e lo sdegno dei più anziani), è curioso osservare come le giovani donne europee provino una sorta di imbarazzo nel definire il loro organo sessuale attraverso il suo appellativo medico più comune e come, per buona parte di loro, la parte anatomica in questione risulti essere un'entità astratta e difficile da collocare in una precisa zona del corpo.

Secondo un'indagine condotta dall'istituzione britannica denominata Eva Appeal, il 50% della ragazze intervistate di età compresa tra i 25 e i 36 anni non è riuscito infatti a fornire un'adeguata collocazione alla vagina su un semplice diagramma medico anatomico che riproduce il complesso della zona uro-genitale femminile, mostrando così una carenza conoscitiva molto superiore alle loro omologhe più anziane e degna di un generale sbigottimento.

Il 65% dei soggetti intervistati dichiara inoltre di provare una sorta di imbarazzo nel dover nominare la propria vagina e il 40% di loro preferisce ricorrere ad assurdi giri di parole e perifrasi nel momento in cui si trova costretto a denotare correttamente la parte anatomica in questione, preferendo l'impiego di espressioni come “punti femminili” o “parti intime”.

Tutto ciò, oltre che far sorgere un'ovvia domanda relativa alla destinazione di fondi pubblici riservati alle lezioni di educazione sessuale nelle scuole, si ripercuote in ambito clinico, dal momento che l'imprevisto imbarazzo spingerebbe una donna su dieci ad evitare un adeguato consulto medico in caso di problematiche uro-genitali e a trascurare una sintomatologia che potrebbe rivelarsi fatale.

Secondo Helena Morrissey, presidente di Eva Appeal, quello che appare come un dato decisamente inaspettato rappresenta un serio campanello di allarme per l'intero universo femminile; le difficoltà nell'identificare e definire la propria vagina sarebbero all'origine dell'elevato tasso di mortalità (oltre il 40%) che riguarda i tumori dell'apparato genitale femminile e il maggior ostacolo ad un'azione di diagnosi e prevenzione, utile a debellarne l'insorgenza e la pericolosità.

Aggregandoci all'allarme lanciato dalla dottoressa Morrissey, invitiamo per tanto tutte le giovani donne a rifuggire l'imbarazzo verso il proprio corpo e a comprendere l'importanza di una completa conoscenza della propria anatomia, utile ad evitare l'insorgenza di pericolose patologie che, a differenza della vostra innocua vagina, potrebbero rivelarsi (ahimè) davvero maligne, quasi luciferine.

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