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La Legge di Stabilità e il mistero dei tagli alla sanità

Fatta eccezione per il Paese dei Balocchi, dove le coperture economiche certo non mancano, l'equilibrio finanziario dei gli stati si regge su un accurato schema che regola le voci in entrata e quelle di uscita, di modo che, se si intende tagliare le tasse, anche i servizi subiranno un calo corrispondente.

A seguito dell'annuncio governativo di voler abolire le tasse sulla prima casa si è scatenato il consueto putiferio su quali siano le esatte coperture dell'operazione; putiferio che si è logicamente concluso con l'accusa mossa al Ministero della Salute di voler tagliare i costi sanitari e di voler così mettere in ginocchio quel comparto pubblico che si trova a soffrire di una crisi tanto annosa da riempire di gioia il cuore di chi gestisce una struttura ospedaliera di tipo privato.

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Alle accuse mosse dalle associazioni di settore, il ministro Lorenzin ha risposto che l'agenda del governo non prevede alcun taglio reale alla qualità dei servizi, ma solo una razionalizzazione della spesa in grado di ottimizzare gli introiti e di consentire il rientro nelle casse statali di oltre 10 miliardi di euro in 5 anni, tutti provenienti da sprechi sanitari e spese non necessarie.

In sostanza, mentre medici e sindacati urlano all'ennesima razzia in atto su beni e servizi sanitari, i piani del governo prevedono invece un'ottimizzazione della spesa che esclude i consueti tagli effettuati con la cesoia in favore di una minuziosa opera di redistribuzione della spesa in grado di eliminare i numerosi sprechi presenti in un settore che certo non brilla per efficienza e sapiente gestione dei fondi erogati.

A finire nel mirino della Lorenzin sarebb, principalmente, la cosiddetta “medicina difensiva”, vale a dire quel costante eccesso di prescrizioni farmaceutiche assolutamente non necessarie che costa allo Stato ogni anno circa 13 miliardi di euro e che porta i medici a somministrare medicinali senza ragione alcuna, trasformando così i pazienti in consumatori affezionati delle aziende farmaceutiche.

In attesa che la Legge di Stabilità venga effettivamente varata, resta ora da stabilire cosa verrà esattamente tagliato e chi, tra le parti in causa della diatriba sanitaria (medici e ministero), avrà prodotto la previsione più accurata, lasciando la controparte a recitare il ruolo di Pinocchio nel Paese dei Balocchi.

 

Cinese di Maputo
In arrivo un nuovo farmaco che abbatte il colesterolo

Le indagini compiute dalla scienza della nutrizione sugli accumuli di colesterolo di tipo Ldl nel sangue sono ormai talmente vaste e dettagliate che a chiunque risulta possibile intervenire sulla problematica mediante l'adozione di uno stile alimentare più sano e incentrato sulla presenza di acidi grassi polinsaturi (come gli omega 3) in grado di ripulire arterie e coronarie dalla minaccia silenziosa.

Esistono tuttavia casi, fortunatamente limitati, in cui una dieta bilanciata non è sufficiente perché al nostro organismo vengono malauguratamente a mancare quelle componenti in grado di regolare la produzione di colesterolo autoctona, con il risultato che, per quanto possiamo ridurre l'apporto di acidi grassi saturi a tavola, i nostri livelli rimangono sempre compresi sul limitare della soglia di rischio.

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Se fino ad oggi il ricorso alla categoria farmaceutica delle statine andava per la maggiore, la Food and Drug Administration (Fda) americana ha dato il via libera alla produzione e alla commercializzazione di una nuova molecola, denominata PSCK9, che si ripromette di dimezzare drasticamente i livelli di colesterolo Ldl presenti nel sangue a fronte di un utilizzo bisettimanale.

Concepito all'interno dei laboratori Sanofi e Rigeneron, il nuovo medicinale abbatti-colesterolo viene iniettato nell'organismo una volta ogni due settimane e basa la sua azione sulla capacità di intervenire su una particolare proteina epatica, la cui sovrabbondanza si pone come deterrente per il corretto smaltimento del colesterolo in eccesso all'interno del fegato.

Ideato per trattare i casi più gravi di ipercolesterolomia, il PSCK9 parrebbe garantire egregi risultati in caso la somministrazione si accompagni ad uno stile di vita adeguato, mostrando punte statistiche di riduzione del colesterolo Ldl in grado di toccare picchi pari al 50% e di consentire così una piena risoluzione della problematica.

Tuttavia, permangono all'interno della comunità scientifica dubbi relativi ai possibili effetti collaterali della molecola e alla categorie di pazienti presso le quali il farmaco vada effettivamente somministrato; dubbi destinati a sollevare il consueto polverone quando il farmaco entrerà in commercio anche in Italia nel corso del 2016.

In attesa che la natura del farmaco venga chiarita a fondo, occorre ricordare che l'utilizzo della nuova molecola può essere considerato indispensabile solo in caso di effettiva condizione patologica e non va inteso come sostitutivo di una dieta bilanciata e povera di acidi grassi saturi, quantomeno per non vanificare con un'iniezione i passi da gigante compiuti dalla scienza della nutrizione per ridurre l'incidenza del killer silenzioso che si annida nelle nostre arterie.

 

Atlantic Hotel Terme

Via Monteortone, 66 | 35031 Abano
Tel +39.049.8669015 | Fax +39.049.8669188
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Situato nella prestigiosa località di Abano Terme, considerata la stazione termale più importante d’Europa e tra le prime al mondo per le proprietà uniche della sua acqua salsobromoiodica, l’ Atlantic Terme Natural Spa & Hotel, grazie al suo centro benessere all’avanguardia e al suo reparto dedicato alla cura fangoterapica, è in grado di soddisfare le esigenze sia di coloro che desiderano concedersi una vacanza all’insegna del benessere più totale, sia di coloro che invece necessitano di programmi mirati a risolvere specifiche patologie.

Celiachia, più a rischio i bambini nati in estate

Il diffuso stress e la presenza di alimenti industriali ricchi di edulcoranti e conservanti non esattamente ortodossi hanno generato, durante gli ultimi anni, un incremento esponenziale dei casi relativi alla sindrome del colon irritabile (non a caso, trattata con ansiolitici), confusa da buona parte dell'opinione pubblica con fantomatiche intolleranze o con patologie, come la celiachia, che in realtà riguardano un numero ristretto di individui.

A beneficiare di tutto questo trambusto mediatico che coinvolge quotidianamente il glutine sono stati, logicamente, i soggetti che soffrono realmente di celiachia, beneficiari di una doverosa e ampissima presa di coscienza globale, originata anche grazie alle turbe dei milioni di malati immaginari che affollano il pianeta.

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Finalmente uscita dal ghetto nel quale era stata confinata per tutto il '900, la celiachia vede così aggiungersi giorno dopo giorno nuovi tasselli di un puzzle sempre più esaustivo, l'ultimo dei quali riguarda la possibilità che i bambini nati durante i mesi estivi si trovino maggiormente esposti ai pericoli della patologia, a causa dell'azione congiunta esercitata dal glutine e da un particolare virus.

Secondo un recentissimo studio italiano, condotto delle Unità Operative di Epato-Gastro e Nutrizione e di Patologie Epato-Metaboliche del Bambino Gesù di Roma e di Gastroenterologia dell’Università di Bari, esisterebbe infatti un nesso tra la nostra data di nascita e la possibilità di sviluppare la celiachia già dai primi anni di vita.

Basandosi su precedenti ricerche condotte in Nord America, in Europa e in Israele, i ricercatori nostrani sono infatti riusciti ad associare la celiachia ad una dimensione stagionale che trova la sua ragion d'essere nel fatto che la prima introduzione di glutine, durante le fasi di svezzamento, possa avvenire in concomitanza con l'azione del Rotavirus, che provoca una persistente infiammazione dell'intestino e che potrebbe dunque indurre l'insorgenza di una malattia auto-immune (la celiachia, appunto) che porta l'organismo a non riconoscere la lipoproteina in questione come funzionale al suo sviluppo.

Una successiva indagine statistica condotta su un campione di bambini nati tra il 2003 e il 2010 ha mostrato come l'incidenza della celiachia fosse prevalente nei bimbi venuti alla luce durante i mesi estivi rispetto a quelli nati durante il resto dell'anno, avvallando così la tesi iniziale dei medici italiani.

Premesso che la ricerca pubblicata sull‘European Journal of Pediatrics trova il suo limite principale nel fatto che è oramai impossibile stabilire con esattezza quando avviene la prima introduzione di glutine nell'organismo del bambino, dal momento che la stragrande maggioranza di pappe ed omogenizzati in commercio non ne contiene nemmeno l'ombra, lo studio si pone comunque come interessante spunto di riflessione sulle origini di quella strana patologia, un tempo ghettizzata negli angoli delle pizzerie e oggi divenuta fulcro dell'interesse medico mondiale, grazie anche alla nostra capacità di autosuggestione.

 

Arli Hotel

Largo Porta Nuova, 12 - 24122 Bergamo
Tel. +39 035 22 20 14 - Fax. +39 035 23 97 32
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Fondato nel 1973, l'Arli Hotel e' diventato, fin dal suo esordio, un vero e proprio punto di riferimento per uomini d'affari e turisti che soggiornano a Bergamo. Posizionato in centro citta', ai piedi dell'autentico gioiello dell'arte di "Citta' Alta", l'Arli Hotel si trova nel cuore pulsante degli affari, vicinissimo alle vie dello shopping ed ai ristoranti piu' rinomati.

Via libera dell'Ema al vaccino anti-malaria

Benché in Occidente la malaria sia ormai diventata un lontano ricordo e una patologia dalla facile soluzione che colpisce qualche turista imprudente di tanto in tanto, la tremenda malattia parassitaria continua a mietere vittime nell'Africa sub-sahariana, soprattutto presso soggetti in età pediatrica per i quali il contagio equivale spesso ad una condanna, data l'esiguità delle difese immunitarie messe in campo.

Dopo decenni di ricerca e oltre trenta differenti ricerche, l'Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) ha finalmente dato il via libera alla diffusione di un vaccino, prodotto e promosso da GlaxoSmithKline, che si propone di immunizzare i bimbi africani di fronte al possibile contagio e che pare non produrre effetti collaterali tali da poter ritenere che esista un reale pericolo legato alla sua somministrazione.

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Facendo leva sulle potenzialità del sistema immunitario, il farmaco anti-malaria agisce andando a rinforzare le naturali difese dell'organismo contro la minaccia prodotta dal parassita denominato plasmodium falciparum, di modo da dare il via ad una reazione tale da consentire il debellamento dell'agente patogeno a partire proprio da quelle difesi naturali che si trovano ad essere carenti o inefficaci nei bambini contagiati.

Più che un vaccino “tout court” il medicinale prodotto da Gsk si trova dunque ad essere a metà strada tra la misura profilattica e il rimedio terapeutico, dal momento che, pur facendo leva su un processo di immunizzazione simile a quello prodotto partire dai comuni vaccini, la sua azione avviene “ posteriori”, dopo cioè che il processo di contagio è già in corso nell'organismo del paziente.

A fronte delle dichiarazione trionfalistiche, restano tuttavia delle zone d'ombra nel processo di ricerca e numerose voci all'interno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità affermano che Mosquirix non sia poi così efficace e sicuro come sostnuto dai produttori e dall'Ema, per cui si staglia all'orizzonte una nuova fase di sperimentazione utile a fugare gli ultimi dubbi sul medicinale.

A prescindere dagli esiti, il farmaco resta tuttavia effettivamente disponibile e i responsabili di GlaxoSmithKline hanno reso noto che Mosquirix verrà diffuso gratuitamente presso tutti i bambini africani che si trovano ad abitare nelle zone più a rischio del continente, mentre la stessa misura non verrà applicata per i turisti, costretti ad una maggiore prudenza, utile a scongiurare il ritorno della malaria all'interno delle cronache occidentali.

 

Cinese di Maputo
Ideata una terapia “wireless” contro il morbo di Parkinson

Tutte le patologie di tipo neurodegenerativo trovano la loro genesi in una perdita di attività neurale imprevista (e purtroppo imprevedibile) che porta al lento spegnimento dei centri del cervello preposti al corretto utilizzo della memoria o delle facoltà motorie, con il risultato di una serie di sintomi in grado di togliere, giorno dopo giorno, la basilare dignità sociale ai soggetti colpiti.

Se fino ad oggi le uniche metodologie di intervento realizzate per far fronte al morbo di Parkinson basavano la loro azione su terapie invasive e sulla presenza di elettrodi che stimolano l'attività cerebrale laddove è venuta meno, una ricerca congiunta effettuata dall'Istituto Italiano di Tecnologia e dall'Istituto di BioRobotica del Sant'Anna di Pisa pare suggerire un'alternativa decisamente meno dolorosa e più al passo con i tempi.

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I ricercatori italiani sono infatti riusciti a mettere a punto un particolare sistema terapeutico micro-invasivo che consente la stimolazione dei centri nervosi secondo modalità di tipo “wireless”, basato cioè sulla presenza di nanoparticelle e di ultrasuoni in grado di attivare a distanza i neuroni sopiti e di alleviare così il quadro sintomatologico di riferimento.

In sostanza, grazie al ricorso ad alcuni materiali particolarmente duttili e biocompatibili con la struttura del nostro cervello (come il titanato di bario), i ricercatori italiani sono riusciti a realizzare delle minuscole particelle in grado di convertire alcuni segnali acustici, prodotti in modalità wireless, in altrettanti stimoli elettrici in grado di sostituire e favorire la normale attività cerebrale messa a dura prova dalla patologia.

Dopo aver inserito le nanoparticelle all'interno della scatola cranica del paziente, risulta cioè possibile regolare la loro frequenza mediante l'impiego di un dispositivo, simile ad un telecomando, che produce ultrasuoni e stimola le nanoparticelle a trasformare il segnale emesso in un impulso elettrico utile ad arrestare i noti tremori prodotti dal morbo di Parkinson.

La scoperta realizzata in Italia pare dunque aprire le porte ad un futuro in cui convivere con numerose patologie neurodegenerative sarà decisamente più semplice, sempre in attesa che si riesca a chiarire a fondo la natura dell'imprevista e imprevedibile perdita di neuroni che origina la condizione patologica.

 

Excel Hotel Milano 3

Palazzo dei Cigni - Piazza Marco Polo - 20080 - Basiglio (MI)
Tel. +39 02907461 - Fax +39 0290754036
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Excel Milano 3 e' un complesso residenziale e alberghiero immerso nel verde di un lussuoso quartiere residenziale in zona Milano Sud: affacciato direttamente sul lago, il resort coniuga la perfetta efficienza delle strutture piu' moderne al fascino di un ambiente assolutamente unico. Sito in posizione strategica rispetto alla citta' di Milano, in prossimita' di importanti attrattori.

Ottantenne torna a vedere grazie ad un occhio bionico

Il campo della tecnologia applicata alla vista umana trova il suo più grande limite nel fatto che il meccanismo che prende il via dalla nostra retina e si conclude con la percezioni di stimoli visivi ben distinti, risulta essere piuttosto complesso e difficilmente riproducibile, data la pluralità di fattori che intervengono nel processo e data la sensibilità dei centri cerebrali che vengono stimolati dalla nostra dimensione sensoriale.

Restituire completamente la vista ad una persona affetta da malattie retiniche degenerative appare per tanto alla stregua di un'utopia da cavalcare, ma l'ideazione di avveniristici dispositivi permette comunque un recupero parziale delle facoltà perdute che può spingersi fino ad una piena percezione di sagome e contorni.

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In Inghilterra è stata infatti recentemente impiantata ad un paziente di 80 anni, affetto da degenerazione maculare secca, quella che pare essere la protesi del futuro e che ad oggi consente la piena traduzione degli stimoli sensoriali in altrettante sagome, permettendo così ai pazienti, se non proprio di “vedere” ne pieno senso del termine, quantomeno di orientarsi in maniera efficace tra le insidie e gli ostacoli del mondo esterno.

Nel corso del mese di Giugno i chirurghi facenti capo al Manchester Royal Eye Hospital hanno infatti potuto testare con successo gli esiti relativi all'impianto di Argus II, complesso dispositivo in grado di convertire le immagini registrate da una piccola telecamera 3d in altrettanti stimoli elettrici, poi associati dal cervello alla sensazione visiva corrispondente, grazie alla presenza di elettrodi in grado di stimolare delicatamente i centri nevralgici preposti alla vista.

Impiantata per la prima volta al mondo sul signor Ray Flynn, Argus II fa affidamento, in sostanza, su un sistema wireless che consente di scomporre le immagini registrate da una telecamera e di trasformarle in impulsi elettrici che vengono codificati e decodificati da appositi elettrodi, fino a consentire il pieno riconoscimento di figure e contorni, seppur ancora prive di una definizione anche lontanamente paragonabile a quelle prodotta dalla vista di un soggetto in possesso di comuni facoltà.

A distanza di poco più di un mese, il signor Ray Flynn si trova oggi ad aver riacquistato parte di quelle preziose facoltà sottrattegli dal corso del tempo e da una brutta malattia, di fronte alla quale c'è ancora molta strada da fare, anche se Argus II suggerisce che una soluzione sia molto più prossima di una semplice utopia da cavalcare.

 

Excel Hotel Milano 3

Palazzo dei Cigni - Piazza Marco Polo - 20080 - Basiglio (MI)
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Excel Milano 3 e' un complesso residenziale e alberghiero immerso nel verde di un lussuoso quartiere residenziale in zona Milano Sud: affacciato direttamente sul lago, il resort coniuga la perfetta efficienza delle strutture piu' moderne al fascino di un ambiente assolutamente unico. Sito in posizione strategica rispetto alla citta' di Milano, in prossimita' di importanti attrattori.

L'olio extravergine d'oliva previene l'insorgenza del diabete

La principale differenza tra gli alimenti che consumiamo quotidianamente e i farmaci che ci vengono somministrati per far fronte ad un qualunque stato patologico (vero o presunto) riguarda le modalità di somministrazione e le posologie di quanto ingerito: ampiamente regolate nel caso dei medicinali e lasciate invece al libero arbitrio per quanto riguarda l'alimentazione.

Da un po' di tempo a questa parte, la moderna scienza della nutrizione si è accorta, tuttavia, che risulta possibile sfruttare le proprietà contenute in alcuni cibi alla stregua di autentiche medicine e produrre posologie accurate in grado di metterci al riparo, ad esempio, dai pericoli connessi con l'insorgenza del diabete.

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Un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università la Sapienza di Roma ha infatti mostrato come il consumo quotidiano di una quantità di olio extravergine d'oliva, stimata nella misura di 10 grammi al giorno, svolga una funzione cardio-prottetiva in grado di scongiurare la minaccia rappresentata dal diabete e dalla sue numerose complicazioni cliniche.

Lo studio romano, pubblicato sull'autorevole rivista di settore Nutrition & Diabetes ha infatti mostrato come un consumo mirato di olio extravergine d'oliva contribuisca a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue e ad aumentare in modo naturale le quantità di insulina prodotte a partire dalle cellule beta del pancreas, andando così a rappresentare un autentico medicinale anti-diabetico in forma alimentare.

La particolare azione prodotta dall'olio d'oliva sull'organismo trova la sua ragion d'essere nella capacità del prodotto alimentare di favorire una costante produzione di particolari sostanze ormonali denominate incretine, la cui funzione è appunto quella di mantenere sotto controllo i livelli di glicemia e di assicurarsi che il pancreas stia fornendo all'organismo la quantità di insulina necessaria a non incappare in una condizione patologica.

Se le proprietà dell'olio extravergine d'oliva nel controllo del colesterolo Ldl e di numerosi fattori di rischio sono ampiamente note ad ogni latitudine, la novità dello studio consiste nella redazione di un'esatta posologia alimentare in grado di favorire la congiunzione tra due settori, quello della farmacologia e quello della nutrizione, fino ad oggi tenuti separati da quell'artificiosa differenza consistente nelle metodologie di somministrazione.

 

Cinese di Maputo
Ideato un farmaco che rallenta la progressione dell'Alzheimer

Purtroppo, allo stato attuale della ricerca medica, le principali patologie neurodegenerative seguono un corso di progressione che ricorda molto da vicino quello messo in atto da un valanga sulla vetta di una cima innevata, di modo che, una volta iniziato il declino cognitivo prodotto dalla malattia non vi è nessuna reale speranza di poter invertire il processo e di ripristinare la situazione d'origine.

In attesa che cause e concause che originano il morbo di Alzheimer vengano definitivamente chiarite, l'unica strada percorribile è rappresentata dalla ricerca di specifiche molecole in grado di rallentare la progressione della patologia e di impedire così che la perdita di memoria e delle altre facoltà cognitive connesse assuma la proporzione di un catastrofe in tempi rapidissimi.

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In questo ambito di ricerca si colloca la nuova scoperta effettuata dai laboratori della casa farmaceutica Eli Lilly, ideatori di un medicinale che pare realmente in grado di rallentare il morbo di Alzheimer in modo piuttosto significativo, a patto però che si riesca a cogliere la patologia durante il corso delle sue fasi iniziali.

Il moderno ritrovato, denominato Solanezumab, è stato infatti testato con successo nell'ambito di un ampio test clinico condotto su un gruppo di pazienti affetti da morbo di Alzheimer, rivelando la capacità di rallentare il normale corso della malattia con punte di incidenza massima stimate intorno al 34%, andando così a frenare il declino cognitivo dopo sole 28 settimane complessive di trattamento.

La capacità da parte del Solanezumab di rallentare la malattia risiede nella sua facoltà di ostacolare il corso di quelle particolari proteine, innescate dalla morbo, che si traducono in un rapido declino mnemonico e cognitivo per via di un'azione prodotta sul cervello umano che comporta la continua distruzione dei neuroni localizzati nelle aree cerebrali di riferimento.

Condizione sine qua non per la buona riuscita del trattamento resta tuttavia quella diagnosi precoce che da sola può impedire alla malattia di progredire troppo rapidamente e che consente di arginare la valanga neurodegenerativa prima che l'inverno sia definitivamente calato sulla nostra memoria.

 

Cinese di Maputo
Uno studio rivela perché le zanzare ci pungono senza via di scampo

Nonostante la letteratura fiabesca sia popolata da feroci animali notturni e subdole creature vogliose di divorare un pasto in forma umana, al mondo esistono in realtà pochissime specie disposte ad attaccare, pungere, divorare o avvelenare l'uomo e quelle che lo fanno, lo fanno più per difendere il loro territorio natio o la loro vita che non per il gusto di spodestarci dal nostro ruolo privilegiato all'interno del Creato.

L'eccezione alla regola è tuttavia rappresentata da quelle odiose zanzare che, a differenza di lupi, api, ragni, serpenti e scorpioni, non provano alcun timore reverenziale nei confronti della specie a cui apparteniamo e ci pungono costantemente senza alcun intento legato a meccanismi di difesa o di autoconservazione, ma per il puro gusto di sottrarre al nostro organismo preziosi neurotrasmettitori da impiegare successivamente per far schiudere le loro uova.

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Uno studio condotto dai ricercatori del California Institute of Technology si è recentemente preso la briga di esaminare a fondo il comportamento delle zanzare e di portare alla luce le subdole strategie attraverso le quali i minuscoli insetti riescono a rifocillarsi del nostro sangue, anche a fronte di una serie infinita di difese artificiali rappresentate da pomate, repellenti, barriere architettoniche e candele aromatizzate.

Secondo i ricercatori americani, le zanzare riescono a portare a termine i loro attacchi grazie all'adozione di una triplice strategia, piuttosto elaborata, che si basa su meccanismi riconducibili a stratagemmi di natura visiva, olfattiva e termica, di fronte ai quali all'uomo resta gran poco da fare.

In sostanza, dopo aver inserito un gruppo di zanzare in un'apposita galleria del vento e aver registrato ogni loro movimento grazie all'ausilio di telecamere in grado di riprendere ogni singolo fotogramma in 3D, gli studiosi californiani hanno potuto constatare come le zanzare cerchino, inizialmente, di raggiungere le prede umana facendo affidamento sull'anidride carbonica prodotta dal respiro, che riescono a percepire fino ad una distanza di 50 metri, per poi localizzare la vittima compresa tra i 5 e i 15 metri grazie all'ausilio della vista ed infine percepire il calore umano quando si trovano ad una distanza inferiore al metro.

Tradotto in termini meno specifici, lo studio ha evidenziato la capacità da parte delle zanzare di localizzare e puntare la preda prescelta con estrema efficacia grazie ad un utilizzo congiunto delle loro facoltà sensoriali, il che significa che, non appena una zanzara si è accorta di noi, resta gran poco da fare per sviare le sue intenzioni e che sostanze repellenti e consimili possiedono un fattore deterrente estremamente debole e limitato rispetto alle possibilità d'attacco messe in campo dagli insetti.

In base allo studio pubblicato su Current Biology pare dunque che dovremo rassegnarci all'eventualità di venire punti a più riprese e che, magari, potremmo riscrivere parte delle nostra sterminata produzione fiabesca, scagionando i poveri lupi e le povere api dai loro intenti bellicosi e sostituendoli con tremende zanzare assettate di sangue.

 

Atlantic Hotel Terme

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Situato nella prestigiosa località di Abano Terme, considerata la stazione termale più importante d’Europa e tra le prime al mondo per le proprietà uniche della sua acqua salsobromoiodica, l’ Atlantic Terme Natural Spa & Hotel, grazie al suo centro benessere all’avanguardia e al suo reparto dedicato alla cura fangoterapica, è in grado di soddisfare le esigenze sia di coloro che desiderano concedersi una vacanza all’insegna del benessere più totale, sia di coloro che invece necessitano di programmi mirati a risolvere specifiche patologie.

Medici e chirurghi distratti dai cellulari, scoppia la polemica

Non appena si acquista coscienza di cosa sia esattamente la vita, si apprende con estremo rammarico che, prima o poi, a tutti noi toccherà compiere il cito vitale fino alla sue estreme conseguenze e lasciare queste spoglie terrestri, secondo modalità ancora ignote e auspicabilmente il meno dolorose possibile.

Tra le varie cause che accorciano la nostra esistenza in misura più che significativa e anticipano così il corso di una morte ancora sopita, la stupidità altrui gioca tuttavia un ruolo non indifferente e incide su quella che può essere una ragionevole aspettativa di vita, soprattutto se ci troviamo in sala operatoria e l'intervento al quale ci troviamo ad essere sottoposti fallisce clamorosamente perché il chirurgo di turno preferisce prestare più attenzione al suo telefono che ai nostri organi interni.

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L'episodio, che pare partorito da una sceneggiatura in stile dark comedy, è realmente accaduto nel 2011 in Texas, dove la disattenzione (forse chiamarla “idiozia” sarebbe più appropriato) di un chirurgo locale si è tradotta nel decesso del suo paziente, originato da uno scambio di sms che ha “impedito” la medico di controllare il livello di ossigenazione del malato, fresco di intervento, lasciandolo così morire per asfissia.

Stando ad una recente indagine condotta dall'Ecri Insitute, associazione no-profit che vaglia la qualità dell'assistenza sanitaria americana, pare che il clamoroso episodio occorso in Texas non sia che la punta di un iceberg dove la disattenzione in sala operatoria va per la maggiore e le distrazioni originate da telefoni cellulari e smartphone rappresentano uno dei dieci principali fattori di rischio per la salvaguardia della vita del paziente.

Proprio in questi giorni è infatti montata la polemica sull'opportunità di concedere a medici e chirurghi a Stelle e Strisce al possibilità di telefonare o mandare messaggi sul luogo di lavoro; polemica che vede l'American College of Surgeons e l’American Academy of Orthopaedic Surgeons in prima linea contro l'uso dei telefonini in sala operatoria, con tanto di documento redatto dai ricercatori dei due istituti su tutti i rischi che la pratica comporta.

Nel nostro Paese, invece, non esiste nessuna forma di normativa in merito e la legittimità dell'utilizzo dei telefoni cellulari viene stabilita dalle singole strutture sanitarie, esattamente come accade in altri ambiti lavorativi, dove le norme comportamentali vengono stabilite dal datore di lavoro e non da prescrizioni legislative di varia natura.

Con l'auspicio che si giunga, tanto negli Usa, quanto da noi, a vietare una pratica assurda e pericolosa, non resta come constatare come nel momento stesso in cui apprendiamo dell'esistenza di quel fenomeno chiamato “morte”, l'idea di venire a mancare a causa di un sms non ci sfiori nemmeno, purtroppo o per fortuna che sia.

 

Cinese di Maputo
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